Pillole di passeggiate 7: la Lupa di Testaccio

Quartiere Testaccio, via Galvani. Il nuovo mercato del quartiere è a pochi passi. La riqualificazione dell’intera area non è ancora terminata, ma già da tempo qualcosa è cambiato. La tradizione è ancora presente con il muro di contenimento del Monte dei Cocci, la trattoria Angelina e poi ci sono le novità, quelle “belle”: un piccolo giardino attrezzato per i bambini e una lupa, the Jumping wolf. Il 27 marzo 2014, tardo pomeriggio, i testaccini riescono a vedere come una parete esterna di un palazzo, in meno di un giorno, tanto è durato il tempo di realizzazione, si sia trasformata in un luogo d’arte. Un murales, alto trenta metri, realizzato da un writer che si fa chiamare Roa, rende omaggio alla storia di Roma. Non ha nulla a che vedere con Romolo e Remo, non ha i mitici gemelli della leggenda (anche se quando venne realizzata, nel V sec. a.C. i due pargoli non erano certo presenti!), ma rappresenta l’aspetto selvaggio, lo spirito libero, la voglia di varcare i confini di quella parete stretta e lunga. E’ l’immagine di una Roma contemporanea che non vuole fermarsi, che vuole saltare oltre i preconcetti, i pregiudizi che altri hanno nei suoi confronti, fiera della sua storia, del suo vissuto che difenderà sempre. E’ un inno all’istinto che non dovrebbe mai essere calpestato, come la città eterna. In occasione del Festival di Avanguardie Urbane Roma Street Art 2014, l’opera è stata realizzata con il patrocinio del Municipio di Testaccio, sulla base della consulenza artistica della galleria 999Contemporary che ha proposto il progetto ed è stata finanziata da capitali privati, gli stessi che poi hanno anche permesso di ristrutturare il tetto dell’edificio.

ROA, più che un nome sembra una sigla, e non si conosce il suo vero nome, è l’artista belga che a colpi di colore bianco e nero ha realizzato il manufatto. Esponente della Street Art, ROA da piccolo voleva fare l’archeologo ed aveva una passione per gli animali; andava per le campagne a raccogliere piccoli teschi di uccelli e roditori che poi si divertiva a disegnare. Crescendo non ha perso questa passione, si è semplicemente limitato a trasferirla sui muri. Gli edifici decadenti e abbandonati di tutto il mondo si trasformano in nuove gabbie, quelle di cemento, su cui ROA disegna mammiferi, roditori, uccelli privati della libertà, impigliati nelle reti, in posizioni innaturali, affamati o morti (sempre a Roma, in via Sabotino, Roa ha reso omaggio all’orsa Daniza, morta in seguito al tentativo di cattura finito male, a causa di una dose eccessiva di narcotico). Con le sue opere monumentali, Roa racconta la sofferenza che l’uomo infligge agli animali. I suoi graffiti, spietatamente realistici, sono una vera e propria ode al regno animale, ma, a guardarli bene ricordano l’uomo nella propria essenza più intima. Ora i lavori di Roa sono raccolti in un libro, “Codex”.

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