Pillole di passeggiate 6: l’obelisco di villa Celimontana

Sono davvero tanti gli antichi obelischi che svettano fra le vie e piazze di Roma e nessun’altra città al mondo ne possiede un numero così elevato. Uno dei più curiosi e a me personalmente cari, si trova nei giardini di villa Celimontana, nel rione Celio. Ogni tanto, essendo cresciuto in quel lembo di Roma, i miei genitori mi portavano la domenica in questa villa, così che all’obelisco cosiddetto “Matteiano” ho legato alcuni dei ricordi più belli della mia infanzia. Purtroppo non si è conservato integro, in quanto rimane solo la parte più alta che si appoggia ad un basamento, senza geroglifici, aggiunto posteriormente.

Questo obelisco, assieme all’obelisco Macuteo che oggi si erge davanti al Pantheon, fu portato nell’Urbe dalla città di Eliopoli, in Egitto, dove era stato eretto nel tempio del Dio Sole dal Faraone Ramsete II nel XIII secolo a.C., e fu collocato nel Tempio di Iside Capitolina, sul Campidoglio e lì rimase per numerosi secoli.  Dopo la caduta dell’Impero Romano l’obelisco fu in seguito ritrovato nei pressi del Foro e Cola di Rienzo, nel 1347, lo fece innalzare di fianco all’ingresso della basilica dell’Aracoeli, che si trova in Campidoglio. Alla fine del XVI secolo passò infine di proprietà al Principe Ciriaco Mattei di Rocca Sinibalda che lo ricevette in dono dal Comune di Roma nel 1582. Il Principe, proprietario della villa Mattei, oggi villa Celimontana, lo collocò al’interno della sua proprietà sul Celio.

In epoca romana gli obelischi non avevano una funzione decorativa ma avevano un significato politico e religioso: erano bottino di guerra, segno della potenza e della capacità tecnica dell’impero ed erano collocati nei templi egizi presenti a Roma, in aree consacrate al dio Sole, o anche davanti a monumenti funerari. Se per gli Egizi gli obelischi erano un simbolo religioso e per i Romani erano un simbolo di potere, durante il Rinascimento e, successivamente , in epoca barocca, oltre a costituire un elemento espressivo di arte e di architettura rispondente al desiderio  di abbellire la città, costituivano soprattutto un simbolo cristiano di  slancio verso Dio e per questo vennero posizionati nelle piazze più belle, di fronte alle grandi basiliche cristiane. Con il passare del tempo si riscoprì anche la loro valenza estetica e quindi nel Seicento si arrivò a decorare con essi piazze, fontane ed anche, come in questo caso, ville nobiliari

Andrea Aurello

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